Caro diario,
dopo quattro mesi di duro lavoro, fatica, sudore, ma soprattutto di Maestra, lo spirito di gruppo comincia proprio a farsi sentire. Alle volte è sorprendente come in una squadra ognuno, per quanto nel suo piccolo, ti lasci addosso qualcosa, che nel caso della pallanuoto sono unghie, lividi e ficozzetti. Poi bisogna vedere a fine lezione chi lascia di più…. Sai diario, ieri la Maestra si è un pochino adombrata, mm inquietata, diciamo vagamente incazzata e ci ha messo in punizione: tutte a fare la doccia. Che con quelle docce poi, non oso pensare a qualcosa di più terribile, spietata…Mi sa che da oggi a fare i compiti ci dobbiamo impegnare tutte di più.Intanto ieri ho fatto un sogno. Finale dei play-off, ultimi 20 secondi, situazione di parità. Stallo a centro campo con la palla che vola da una mano all’altra senza controllo, calottine che girano vorticosamente come trottole impazzite, nessuno ne viene a capo. E’ il panico, confusione.Arrivo io come un falco, intercetto il passaggio decisivo e parto in controfuga, volo sull’acqua, veloce ed implacabile come uno squalo che insegue la sua preda. Ci siamo, sola davanti alla porta arresto, recupero le gambe, carico e lascio partire un fulmine che sembra scagliato da Giove in persona e che squarcia la rete in fondo alla porta. E’ l’apoteosi, le compagne mi inseguono, la Maestra con le lacrime agli occhi. Allora guardo il portiere, sbalordita, incredula, “ Non ce credo!” dico scuotendo la testa, lo guardo per suggellare la vittoria, lo guardo dritto dritto negli occhi, e…Ops, Arianna….??? Cazzo, ho sbagliato porta!“BBBéneeeee!” Riavutasi di impetuoso sussulto, riecheggiò dalle fauci tracannanti violenza, dalla Maestra con brutale ed efferata brama del mio sangue, torvo e cupo il grido levossi.Così tutto percotendo, squarciò l’acqua e l’aere l’iracondo dardo, raggiungendo d’un baleno l’innocente suo bersaglio. Ahimè che non parlai, gli occhi di impavido terrore pervasi, e gelida la maestrale scure sfiorommi in petto più e più volte. “E’ la fine” pensai.Gettossi su di me come cani rabbiosi, le intrepide compagne da orribile intento mosse, mentre una mano supplichevole vendetta, accomodassi sulla nuda nuca della poveretta, tutto stringendomi il virgulto collo. E degl’inferi le orrende porte spalancate, quand’ecco che nel buio del fuoco eterno, eterea la voce della Maestra di compassionevole gesto si staglia: “Ferme, che nessuno la tocchi….prima io!”E omaggiando tradizioni di omerica memoria, tre giorni trascinommi cadavere intorno alla piscina.
Benedetta Turriziani (Anna Frank)
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